martedì 24 marzo 2009

Prove geotecniche in situ


Durante l'esecuzione...........

Prove geotecnica in situ



Durante l'esecuzione .............................

martedì 17 febbraio 2009

LA CALABRIA IN "MOVIMENTO"

LOCULI IN AVVICINAMENTO ..........................................






VERSANTE IN VIAGGIO LUNGO UN TRATTO DI STRADA .....................






















































PENSARE AL FUTURO QUASI "PRESENTE"

DI WILLIAM KOTKE/CarolynBaker.net/
Alcuni gruppi di esperti stanno calcolando che ad un certo punto tra il 2030 e il 2050 necessiteremo di due “pianeti Terra” per poterci procurare le risorse necessarie a soddisfare gli attuali trends di produzione e consumo. Nonostante tutto ciò sembri piuttosto improvviso, ci sono persone tuttora vive che nello spazio della loro esistenza hanno visto raddoppiare la popolazione mondiale. Non avremo tempo di trovare un’altra Terra da sfruttare per poter prevenire l’inevitabile esplosione. Possiamo vedere come il consumo crescente di risorse non rinnovabili termini con la devastazione della civiltà e la morte di massa (escludendo forse i gruppi tribali che ancora cacciano e coltivano).Alcuni affermano che il colpevole è l’economia, altri la politica, ma in realtà si tratta di un cattivo adattamento alla Terra. Il problema della civiltà è biologico. Viviamo in una società che prende l’energia dai flussi energetici biologici della Terra senza però riempire nuovamente la sorgente [di tali flussi] mediante una retroazione positiva continua.Il cibo, la luce del sole, viene consumato dai vegetali per poi costruire la biomassa. Foglie, rami e altri detriti organici cadono a terra e sono a loro volta consumati da milioni di entità, sia macroscopiche che microscopiche, che costituiscono la “comunità del suolo”. Gli escrementi di questi organismi, che entrano in soluzione tra di loro nel suolo, costituiscono il nutrimento delle radici delle piante. Ciò apre la strada alla biodiversità. La maggior parte delle piante necessita di un moderato strato superficiale fertile per sopravvivere, il quale si accumula al ritmo di un pollice ogni 300-1000 anni in un sistema ecologico ottimale. Quando le culture di Babilonia e della dinastia cinese Han, biologicamente male adattate, iniziarono a “pulire la terra” seimila anni fa per favorire l’agricoltura, la circolazione energetica biologica cessò, perché non c’era più un sistema ecologico che la nutrisse.Nelle Great Plains statunitensi, metà dello strato superficiale è già stato tolto e ora i nuovi contadini industrializzati scaricano erbicidi e pesticidi sul terreno, i quali uccidono ulteriormente la “comunità del suolo”. I contadini ripristinano la fertilità del suolo con dei fertilizzanti artificiali, derivati da combustibili fossili, questi ultimi in rapido esaurimento.Questo è un piccolo esempio di come i flussi energetici terrestri vengono distrutti dall’ agricoltura, dalla deforestazione, dalla desertificazione, dall’inquinamento e dalla costruzione di case sullo strato fertile del suolo.Nonostante gli uomini siano stati buoni abitanti del pianeta per alcuni milioni di anni, seimila anni della cosiddetta civiltà ci hanno portato ad una catastrofe in cui la specie umana potrà forse estinguersi, portando con se una larga parte della vita sulla terra, a causa ultima delle radiazioni nucleari.La nostra cultura esiste e cresce estorcendo energia biologica dalla vita terrestre, senza poi dare niente in cambio. Questo scenario ci pone davanti ad alcune scelte. Possiamo tentare di “riformare” la nostra attuale cultura oppure possiamo fare un salto e creare un nuovo stile di vita, ma non potremo permetterci di non fare nulla.Adattarsi ai flussi energetici biologici è la questione di vita o di morte per la specie umana. Questo è fondamentalmente l’impiccio in cui si è cacciata l’umanità.*UNA CULTURA DI ADATTAMENTO*I nostri lontani antenati sono riusciti per intere ere ad adattarsi biologicamente alla vita sulla terra e ora, se la specie deve sopravvivere, dobbiamo adattarci alla nuova curva della spirale della vita. Non possiamo tornare indietro e vestirci con perizomi e mangiare bacche e radici. La selvaggina è scomparsa e le bacche e le radici sono state coperte dalle città. Dovremo creare una cultura che favorisca la vita anziché estirparla.Le culture si formano normalmente su lunghi periodi di tempo e attraverso il condizionamento dei giovani generazione dopo generazione. Noi non abbiamo tutto questo tempo. Al momento, abbiamo enormi quantità di informazioni provenienti da varie culture che possiamo sintetizzare e usare per ideare e creare nuove istituzioni sociali. Possiamo riscontrare come negli anni passati un’ampia diversità di colonie e comunità sia stata costituita intenzionalmente e ciò dimostra come sia possibile fondare una nuova cultura.All’inizio del 21° secolo la scelta tra il vivere in una comunità autosufficiente, di svoltare verso l’autosufficienza e vivere in una regione biologica autosufficiente, rappresenta sia una soluzione per sopravvivere che una scelta per creare una nuova realtà caratterizzata da un restauro culturale ed ecologico.Appurato che la civiltà ha utilizzato oltremisura le sue risorse e non ha futuro, abbiamo bisogno di una nuova idea. Ogni membro della specie umana che si prenda la responsabilità biologica della sua esistenza costituisce una nuova idea. Se gli esseri umani diventassero maggiormente responsabili, potremmo promuovere collettivamente delle comunità autosufficienti sperimentali in molte aree biologiche del pianeta. Queste comunità si definirebbero sperimentali nel senso che sarebbe affrontata la questione centrale del “vivere in equilibrio con la natura”. Noi civilizzati non abbiamo conoscenze in questo senso ed esperimenti effettuati da differenti culture in differenti regioni ci farebbero progredire.Esse rappresenterebbero delle legittime “comunità della crescita”, concentrate sulla crescita di esseri viventi piuttosto che sull’aumento del denaro e del potere. Se alcuni gruppi si ponessero in questo modo sullo spartiacque del cambiamento, cominciando un fase di restauro ecologico e, lentamente diffondendola a valle, il risultato sarebbe che aria ed acqua pulita proverrebbero proprio da queste aree.Dato il principio della crescita della vita, il restauro ecologico rappresenterebbe il punto centrale. La “permacultura”, tecnica che farebbe crescere una maggior quantità di cibo per acro rispetto al sistema industriale nutrendo contemporaneamente il suolo, dovrebbe essere usata nelle zone vicine alle abitazioni, le quali verrebbero costruite a mano utilizzando materiali del luogo. Sebbene sembri un’impresa, esistono comunità sul pianeta che riescono a fare tutto ciò.
Alla fine della sua vita la quercia inizia a disintegrarsi e nel mentre spunta una ghianda. Il nostro compito è di incoraggiare il germogliare della ghianda e lasciare che la quercia muoia./*William H. Kotke* viaggia molto e i suoi scritti vengono ampiamente pubblicati. Il suo ultimo libro, edito da Planet Garden, è il classico dell’ambiente underground ...................

domenica 8 febbraio 2009

particolare di un sondaggio a carotaggio continuo

Nel corso di una esplorazione del sottosuolo eseguita nel comune di fagnano castello, ad una certa profondità si sono prelevati, (con il metodo a carotaggio continuo utilizzando il doppio carotiere), le cosiddette marne:
La marna è una roccia sedimentaria, composta da una frazione argillosa prevalente e da una frazione carbonatica, ( carbonato di calcio o carbonato di magnesio ).
Questo tipo di roccia deriva da sedimenti di origine prevalentemente marina, in assenza di corrente.
La componente argillosa si decanta lentamente.La componente carbonatica può essere originata dalla precipitazione di sali o dalla deposizione di resti microscopici di organismi a scheletro o guscio calcareo.
Cclassificazione dei termini di passaggio tra calcari e argille:

argilla 0% --------------------- 100% CaCO3
5% --------------------- 95% calcari debolmente marnosi
15% --------------------- 85% calcari marnosi
25% --------------------- 75% marne calcaree
35% --------------------- 65% MARNE
65% --------------------- 35% marne argillose
75% --------------------- 25% argille marnose
85% --------------------- 15% argille debolmente marnose
95% --------------------- 5%
argille
100% --------------------- 0%

cinematismo di rottura nei depositi a granulometria variabile


INDICE


PREMESSA
pag. 2
INQUADRAMENTO CARTOGRAFICO E P.A.I.
pag. 3
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
pag. 3
INQUADRAMENTO GEOLOGICO LOCALE
pag. 4
STRATIGRAFIA DELL’AREA DI STUDIO
pag. 5
STUDIO GEOMORFOLOGICO
pag. 5
DATI SISMOTETTONICI
pag. 6
STUDIO IDROLOGICO-IDRAULICO-IDROGEOLOGICO
pag. 7
INDAGINI ESEGUITE
pag. 10
SINTESI E CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
pag. 12


ALLEGATI
pag. 14

A
Carta topografica scala 1:5.000
P.A.I in scala 1:5.000




B
Cartografia PAI scala 1:5000

C-C1
Carta geologica in scala 1:2.000 – 1:5000

D
Colonna stratigrafica
E
Caratteri geomorfometrici e Ubicazione indagini scala 1:500

F
Elaborato indagine sismica
G
Elaborato indagine geoelettrica
H
Elaborato indagine penetrometrica
I
Rap Rapporto Fotografico


SINTESI E CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
I dati scaturiti dalla consultazione cartografica e bibliografica, dal rilevamento geologico di campagna, dalle indagini e prove eseguite hanno permesso di ricostruire il modello geomorfologico di massima del dissesto.
In base alle caratteristiche stratigrafiche del sottosuolo e alle peculiarità geometriche, l’ instabilità rilevata si può classificare come fenomeno franoso complesso, di tipo rototraslativo e retrogressivo, che si evolve in colata.
I fenomeni franosi cui è soggetto il versante sono legati a scenari pluviometrici critici e ai fattori di seguito elencati:
Ø presenza di una coltre di terreno di riporto che si estende nei primi metri di profondità.
Ø decadimento dei parametri di resistenza a taglio del terreno coinvolto nell'instabilità per il ripetersi, nella stessa stagione, di cicli di saturazione e desaturazione.
Ø l'azione combinata degli scorrimenti superficiali e della infiltrazione delle acque nei primi metri di profondità, causa la saturazione completa dei terreni superficiali alterandone le caratteristiche geomeccaniche e innescando i movimenti franosi.
Ø presenza di elevata pendenza nel tratto mediano e basso del versante.
Ø L’assenza di un sistema drenante in grado di facilitare il libero deflusso delle acque.

In riferimento alle osservazioni effettuate nell'area oggetto di intervento, nei giorni successivi all’ evento franoso, è stato possibile ricavare, attraverso delle misure in loco, i dati geometrici del corpo di frana che vengono di seguito riportati:

LUNGHEZZA CORPO FRANA
~ 50 mt.
LARGHEZZA CORPO FRANA
~ 20 mt.
ALTEZZA DELLA CORONA
~ 7.5 mt.
DISTANZA DAL FABBRICATO
~ 9 mt.

Andando ad analizzare il fenomeno instabile nel suo complesso, si può affermare che gli spostamenti e le velocità sono elevate nella fase parossistica, mentre gli spostamenti pre e post rottura o fra successive rimobilitazioni sono di modesta entità.
Il fenomeno in corrispondenza di eventi pluviometrici di maggiore intensità, o in concomitanza di eventi sismici anche di modesta entità, potrebbe riattivarsi arretrando ulteriormente e arrivando ad interessare, il fabbricato in oggetto e gli eventuali sottoservizi presenti (rete fognaria e condutture idriche ecc.), oltre che rappresentare una condizione di grave rischio per le persone che vi risiedono.
Per tali motivi si prescrive, al fine di non aggravare ancor di più il dissesto formatosi, di regimare immediatamente, attraverso drenaggi e opere di canalizzazione, le acque meteoriche in modo che siano allontanate sia dal corpo di frana che dal fabbricato. Per lo stesso motivo, si prescrive di impermeabilizzare tutte le infrastrutture di qualunque tipo (fognature, acque bianche ecc.) e di prevedere idonee opere di impermeabilizzazione e convogliamento delle acque.
Inoltre, al fine di caratterizzare l’area in maniera dettagliata e offrire nel contempo dei dati geotecnici in modo da progettare gli interventi più opportuni, atti alla messa in sicurezza delle persone e delle cose, si prescrive di effettuare immediatamente almeno due sondaggi a carotaggio continuo, comprensivi di prove S.P.T. in foro e di analisi di laboratorio. Tali interventi andranno eseguiti immediatamente e ad ogni modo, i lavori per la messa in sicurezza dell’area e quindi del fabbricato ad essa connesso, dovranno essere ultimati entro 15 giorni dalla data di rilascio della presente relazione, per evitare che eventi pluviometrici anche a carattere temporalesco, tipici della stagione estiva, possano comportare ulteriori peggioramenti dello stato del versante ed aggravare lo stato di rischio esistente. Visto l’alto rischio a cui è soggetta l’area in esame, si prescrive inoltre di non risiedere nel fabbricato in oggetto, fino alla ultimazione dei lavori di messa in sicurezza dell’area.

sabato 3 gennaio 2009

L'ACQUA UN BENE DA RISPETTARE


Il presente lavoro descrive nel dettaglio i contenuti dell’indagine svolta, i metodi di studio adottati ed i risultati conseguiti. Lo studio è stato condotto sull’intera superficie del territorio interessato dall’intervento in oggetto mediante rilievi, raccolta di dati, misurazioni e verifiche tecniche specifiche, ed ha affrontato le tematiche territoriali attinenti l’assetto geologico, geomorfologico, idrogeologico ed idrografico.

STATO ATTUALE DEI LUOGHI

L’area di studio, oggetto di intervento è ubicata nella zona di sud-est del muro di contenimento della strada di accesso al cimitero, l’area presenta in diversi punti delle superfici di scivolamento, dove il terreno in coincidenza di precipitazioni atmosferiche intense subisce dei movimenti verso valle, specie nelle zone dove il materiale di riporto presenta lo spessore maggiore.
Nelle zona di contatto muro di contenimento terreno di valle, si verifica in più punti accumulo e ristagno di acqua. La mancanza quindi di un adeguato sistema di smaltimento e allontanamento delle acque meteoriche provoca una certa instabilità geomorfologica dell’area.
I terreni soggetti a questa problematica sono di natura sedimentaria limoso-sabbioso, (vedi relazioni geologiche allegate al progetto del 08/04/2004 e del 11/05/2006) che non hanno ancora avuto il tempo di stabilizzarsi dopo che essi hanno subito un certo grado di rimaneggiamento. Inoltre in diversi punti si osservano delle zone di contropendenza, dovuta ad una errata sistemazione del materiale rimosso.
L’intervento di messa in sicurezza dell’area, era stata già discussa e valutata verbalmente dal sottoscritto in diversi incontri avuti con le parti interessate, e si precisava di organizzare le diverse fase di lavoro per la sistemazione dell’area nella stagione di secca.
Nella stagione di secca questi tipi di materiali si presentano con il minimo grado di saturazione, di conseguenza il livellamento e la compattazione del materiale risultava di facile esecuzione, rendendo le operazioni di sistemazione con la massima efficienza nel risultato.

Studio idrologico-idraulico dell’area e realizzazione progettuale


Nel presente paragrafo si espongono i calcoli relativi al dimensionamento di un sistema di allontanamento delle acque meteoriche da realizzare ad Altomonte (CS), in una porzione di terreno a valle del cimitero comunale.

Il sistema di allontanamento delle acque meteoriche in oggetto è costituito essenzialmente da:

una trincea (fosso di guardia) da realizzare in prossimità e parallelamente al piede del muro di contenimento in c.a. di recente costruzione. Tale trincea ha lo scopo di raccogliere le acque meteoriche provenienti dal bacino idrografico di progetto e di convogliarle alle altre due trincee laterali di seguito descritte;
due trincee (trincee laterali) da realizzare in modo tale da recepire le acque captate dal “fosso di guardia” canalizzandole a valle dall’area oggetto di intervento.

Il dimensionamento delle trincee in oggetto è stato condotto seguendo la procedura qui sotto riportata:

definizione delle caratteristiche del bacino idrografico di progetto;
individuazione della stazione pluviometrica di riferimento, adottando un criterio di similitudine climatica tra la zona oggetto di intervento e il sito di installazione della stazione pluviometrica di riferimento;
reperimento dei dati pluviometrici (altezze di pioggia massime orarie) necessari al dimensionamento in oggetto e relativi ad un periodo sufficientemente lungo (n° anni pari a 31);
calcolo della curva pluviometrica di progetto considerando un adeguato tempo di ritorno (T=20 anni);
calcolo della portata massima di deflusso (Qmax);
sezione tipo delle trincee e caratteristiche costruttive.


1. Caratteristiche del bacino idrografico di progetto

Il bacino idrografico sotteso dal sistema di allontanamento delle acque meteoriche da realizzare ha le seguenti caratteristiche geometriche:

- area (A): 18.000 m2 circa;
- lunghezza dell’asta principale (L): 170m circa;
- quota della “sezione di chiusura” (H0, cioè della zona di valle del bacino, ove dovrà essere realizzato il fosso di guardia): circa 480 m.s.m.;
- quota della parte più alta del bacino (H): circa 550 m.s.m.);
- quota media del bacino (Hm): circa 515 m.s.m.;
- coefficiente di deflusso (c) assunto pari a 0,6. Tale parametro, che è ≤1, è fondamentale al fine di calcolare la portata di deflusso e dipende sia dalla natura del terreno che caratterizza il bacino che dalla presenza di superfici più o meno impermeabili (es. strade, tetti, parcheggi, ecc.).................................................






Dai risultati ne deriva che la portata massima di progetto viaggia all’interno della tubazione D=45 cm con una velocità in moto uniforme compresa tra 4,58 e 5,35 m/s; tale risultato può essere ritenuto accettabile.

Le trincee dovranno essere realizzate in base alla sezione tipo riportata in Figura 3 precisando che nei punti di attacco tra il fosso di guardia e le trincee e tra le trincee e l’opera di smaltimento delle acque dovranno essere realizzati dei pozzetti.